sabato 21 novembre 2009

Oldies but goodies...

I Jefferson Airplane nel loro capolavoro.
Grace Slick: che voce spaventosa....


mercoledì 16 luglio 2008

The Mars Volta addendum - Quando suonano i pazzi...

...vengono fuori pezzi epici come questo (riff spaventoso, ritmica devastante), "Viscera Eyes" (da "Amputechture").


giovedì 28 febbraio 2008

Mars Volta all'Alcatraz

Il giorno era ieri, l'ora le 21.15, il luogo l'Alcatraz.
Lì e in quel momento ha avuto inizio uno dei live più pazzeschi e intensi che abbia mai visto in vita mia, probabilmente il mio miglior concerto subito dopo l'Indipendent Days di Bologna 2007 (Nine Inch Nails e Tool, mica cotiche): The Mars Volta.

Di loro avevo già parlato qualche tempo fa, ieri sera mi hanno dato il colpo di grazia: è amore folle.
Un live di 3 ore (!!), nel quale per almeno un'ora emmezza non hanno mai smesso di suonare (tra un pezzo e l'altro "sbrodolavano" passaggi chitarra e voce o chitarra e basso per raccordarli tra loro, secondo la miglior tradizione "prog" del "concept album" e del "concept live"), peraltro suonando a ritmi pazzeschi e con una intensità e precisione mostruose.
8 elementi sul palco, la solita autentica direzione d'orchestra da parte di Omar Rodriguez Lopez (il chitarrista, un incrocio tra Hendrix e Prince in salsa Messicana), una sezione ritmica spaventosa per la sua potenza, una cascata di suoni, riff e passaggi che mischiavano un pò tutta la storia del rock'n'roll: dallo Zappa prima maniera a Carlos Santana ai santissimi Zep, il tutto condito in salsa Prog anni '70 (più alla King Crimson che alla Genesis) con una spolverata di vocazione Hardcore-Metal.

Un guazzabuglio di stili e generi diversi tra loro, dai quali è difficile uscire sani se non sorretti da una ispirazione (e da una vena esecutiva) al limite della pura follìa psichedelica: Omar e Cedric Bixler-Zavala ne possiedono in gran quantità, anche se talora diventano effettivamente un pò "sbrodoloni" (Trademark by Paolo Ino), cosa che su disco è un difettuccio ma live diventa quasi un pregio (se si sbrodola con la classe innata che i Mars Volta possiedono).

Mia figlia su disco non li ha mai amati, è venuta lo stesso con me a vederli e ne è uscita entusiasta (addirittura dichiarando che questo live le è piaciuto più di quello dei suoi adorati Dream Theater, tempo un paio di giorni e si ricrederà, comunque).
Insomma, che la loro musica piaccia o meno, un loro live è una esperienza assolutamente imperdibile: non capita a tutti i concerti di venir sommersi da 3 ore di suoni e ritmi di questo livello, una specie di ritorno a quello che dovevano essere i live dei supergruppi dei '70.

Un piccolo assaggio dell'energìa che sprigionano, nonchè uno dei loro pezzi che preferisco (primo nella scaletta di ieri sera): la magnifica Roulette Dares (dal primo album, Deloused in the Comatorium).

martedì 26 febbraio 2008

Dai confini del mondo

Dopo qualche mese di silenzio torno a pubblicare un post sul mio blog.
Per il rientro, faccio un viaggetto in una terra piena di mistero e di bellezza, un luogo ai confini del mondo conosciuto: l'Islanda.

Da questa isola, terra di brutali e meravigliosi contrasti, creata da quella che è la manifestazione stessa del fenomeno naturale della Creazione (ovvero la Dorsale Atlantica), viene il suono più particolare e più affascinante dell'ultimo decennio; per descrivere questo suono Melody Maker tempo fa ha coniato una metafora in parte azzeccata, definendolo come "God weeping tears of gold in Heaven".

Cantano in Islandese misto a una lingua inventata da loro stessi, priva di significato ma fatta di suoni che si adattano alla loro musica, definita Hopelandish; cantano del loro paese e definiscono la loro musica come "il suono della terra Islandese stessa"; hanno un nome che è il nome della sorellina del cantante Jonsi (nata il giorno stesso in cui la band si è formata) e che tradotto significa "Rosa della Vittoria": Sigur Ròs.

Hanno pubblicato 5 album, il primo (Von) nel 1997, l'ultimo (Hvarf-Heim) nel 2007.

Dal loro penultimo disco, Takk, il video che posto è per un pezzo magnifico, che contiene in sè tutto il fascino e il lirismo di cui i Sigur Ròs sono capaci: Glòsòli (Anima Scintillante). Da ascoltare in (quasi) religioso silenzio.


mercoledì 24 ottobre 2007

10 Ottobre 2007

Il 10 Ottobre è accaduto qualcosa che forse cambierà per sempre i destini dell’Industria Discografica.
Il 10 Ottobre è stato pubblicato il nuovo album di uno dei gruppi più importanti del decennio scorso, l’album si intitola “In Rainbows” e loro sono i Radiohead.

Fin qui non ci sarebbe nulla di speciale: dopo l’epoca “Pablo Honey” (1993), “The bends” (1995) e soprattutto “OK Computer” (capolavoro indiscusso della band capitanata da Thom Yorke, nonché uno degli album più belli di sempre, IMHO) del 1997, i Radiohead hanno preso con i successivi album (Kid A, Amnesiac, Hail to the thief) una strada diversa, una strada fatta di sperimentazione e di sonorità laceranti miste tra acustica ed elettronica. Vendite basse e gruppo diventato sempre più di nicchia.

Ma il 10 Ottobre, a distanza di 4 anni dal precedente Hail to the thief, i suddetti hanno dato, dopo quello legato alla svolta nella loro musica, un altro segnale di discontinuità rispetto al resto del panorama: il loro nuovo album, appunto, è uscito, ancor prima che nei negozi (dove è uscito solo in edizione Deluxe al prezzo di 40 €) direttamente per il download sul loro sito e, udite udite, in offerta a contributo libero.
Sì, a prezzo libero. Io l’ho scaricato l’11 ottobre versando circa 5 €. A fianco alla casella dove si mette il prezzo che si intende pagare c’è un punto di domanda. Cliccandolo si viene rimandati ad una pagina dove c’è scritto “It’s up to you”, con un altro punto di domanda. Cliccando su questo secondo punto di domanda si finisce in un’altra pagina dove c’è scritto “No, really, it’s up to you”.

Il segnale è forte e chiaro: i nuovi media non contemplano più il mastodonte dell’Industria Discografica, che rimane a disposizione (con i suoi costi di struttura, che pesano naturalmente sul prezzo finale) dei collezionisti e di chi vuole comunque il packaging (deluxe, appunto). Le case discografiche cominciano a pagare il prezzo della loro politica suicida di contrapposizione a Napster e figli, di battaglia a difesa di diritti d’autore (NON d’autore, nella realtà, ma di produttore).

Il giorno dopo, sul suo sito, anche Trent Reznor (Nine Inch Nails), in un messaggio pubblico, si è schierato dalla loro parte, ha invitato i fan dei NIN a sostenere ciò che i radiohead stanno facendo e ha annunciato di aver concluso il proprio contratto e di essere quindi senza casa discografica. Preludio all’adesione dei Nine Inch Nails alla nuova modalità di produzione, distribuzione e vendita del proprio lavoro. Sono primissimi passi e tutto è migliorabile, ma sospetto che tra qualche anno nel mondo della Musica si dirà “tutto cominciò il 10 ottobre con i Radiohead”. E io quel giorno volevo esserci e ci sono stato.

In loro onore, il più bel pezzo in assoluto dei Radiohead (per diverso tempo è stata anche la mia Canzone Assoluta, per la cronaca), dal loro capolavoro “OK Computer”: il pezzo si intitola “No Surprises”. Una agghiacciante ninna nanna con tanto di xilofono, a creare un clima quasi natalizio; agghiacciante perché, in contrasto con la dolcezza assoluta della melodia, narra gli ultimi pensieri di un uomo mentre si suicida inspirando del Monossido di Carbonio.


martedì 11 settembre 2007

Piccolo ricordo dall'epoca grunge

Gli anni sono quelli dell'esplosione del cosiddetto grunge, più precisamente l'anno è il 1992.
Uno dei pochi gruppi catalogati sotto questa etichetta che non venisse da Seattle (come i più famosi Pearl Jam, Nirvana e Soundgarden), ma dalla California (da San Diego, per l'esattezza), faceva uscire in quell'anno il suo primo album, "Core".

Il primo singolo tratto da questo album ancora oggi può essere considerata una delle più belle ballate di sempre: il nome di questo gruppo era Stone Temple Pilots, la canzone "Interstate Love Song".

Circa un mese fa, mia figlia ne ha redatto a voce la miglior recensione che io abbia mai sentito: "Non capisco com'è possibile che questa canzone non sia la canzone preferita per tutti al mondo".

Ecco il video originale di quella memorabile canzone, sicuramente per me tra le canzoni da tramandare ai posteri.



A margine: il cantante di questa band, Scott Weiland, la cui tossico dipendenza fu uno dei motivi scatenanti dello scioglimento della band, oggi è il cantante dei Velvet Revolver, la band formata, oltre che da lui, da Slash, Duff McKagan e Matt Sorum, ovvero i Guns N'Roses senza Axl.

venerdì 7 settembre 2007

"Spiegami cos'è il Rock" Reviewed

Torno al post già pubblicato, per correggere me stesso dopo un pò di tempo.

Stessa domanda di allora, una sola risposta oggi: Wish, Nine Inch Nails live a Woodstock nel 1994.
Memorabile abstract del R'N'R, qui perfettamente riassunto: rabbia, furia autodistruttiva, fango dalla testa ai piedi.